Patrocinata dal Comune di Ostiglia e sponsorizzata dalla Regione Lombardia, per la Corale “Giuseppe Verdi” di Ostiglia inizierà una nuova, prestigiosa tournée all’estero e, precisamente a San Pietroburgo e a Mosca. Con un progetto di ampio respiro internazionale, l’Associazione corale di Ostiglia, fondata nel 1947 e all’attivo numerose trasferte europee (l’ultima è quella di Parigi, nel dicembre 2007), volerà in Russia dal 9 al 14 aprile per presentare un programma totalmente lirico. Il gruppo sarà accompagnato anche dal soprano russo Olga Adamovich e dal tenore Domingo Stasi, naturalmente sotto l’attenta direzione del M° Giuliano Vicenzi, anima instancabile della Corale, il quale avrà al pianoforte il supporto del M° Claudio Sani. La musica e le pagine più famose di Verdi, Puccini, Donizetti e Mascagni faranno da protagoniste il 10 aprile nel Salone delle Feste del Centro Estetico-Musicale “OKHTA” di San Pietroburgo, mentre il giorno di Pasqua i componenti della Corale “Verdi” avranno l’onore di cantare come ospiti del Festival internazionale “Chorus Inside” di Mosca, nel teatro Borodin. A rendere ancora più prestigiosa la trasferta, il Coro sarà accompagnato nel proprio repertorio dall’orchestra sinfonica “Genesis” di Mosca, composta da oltre ottanta professori d’orchestra. Da non dimenticare il significativo contributo alla tournée dato dall’Ufficio Istruzione e Cultura dell’Ambasciata d’Italia a Mosca. Si tratta di un itinerario senz’altro faticoso, ma che premia l’intensa e continuativa attività artistica di questo complesso corale che, al suo ritorno, è già impegnato con altri appuntamenti, tra i quali la “Messa di Gloria” di Puccini il 2 maggio a Quingentole; i “Carmina Burana” l’8 giugno a Mantova e il 19 giugno a Carpi; “Cavalleria rusticana” il 27 giugno a Peschiera del Garda.
Sabato 19 alle 21.15 al teatro del Vittoriale di Gardone Riviera è andato in scena uno dei classici dell’operetta: la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. Tratta dell’omonima opera di Giovanni Verga,
l’opera è ambientata in un paese siciliano durante il giorno di Pasqua.
Ancora a sipario calato, si sente Turiddu, il tenore, cantare una
serenata a Lola, sua promessa sposa che durante il servizio militare di
Turiddu ha però sposato Alfio…
La scena si riempie di paesani e paesane in festa, giunge anche
Santa, detta Santuzza, attuale fidanzata di Turiddu, che non si sente
di entrare in chiesa sentendosi in grave peccato. Entra allora in casa
di mamma Lucia, madre di Turiddu, chiedendole notizie del figlio.
Lucia dice a Santuzza che Turiddu è andato a Francofonte a comprare il
vino, ma Santa sostiene di aver visto Turiddu che si aggirava sotto la
casa di Lola. La stessa notizia arriva anche ad Alfio, che ignaro di
tutto va a trovare Lucia. A questo punto Santuzza svela a Lucia la
relazione tra Turiddu e Lola. Egli ormai l’ha disonorata per ripicca
contro Lola, alla quale prima di andare soldato aveva giurato fedeltà
eterna, e che ora continua a frequentare sebbene sia sposata. Giunge
dunque Turiddu che discute animatamente con Santa; interviene anche
Lola che sta per recarsi in chiesa, e le due donne si scambiano battute
ironiche.
Turiddu segue Lola, che è sola perché il marito lavora. Santuzza augura
a Turiddu la malapasqua e, vedendo arrivare Alfio, gli denuncia la
tresca amorosa della moglie. Dopo la messa, Turiddu offre vino a tutti
i paesani, anche ad Alfio, che nel rifiutarlo, lo abbraccia e gli morde
l’orecchio sfidandolo a duello. Turiddu corre a salutare la madre e
fingendosi ubriaco, le dice addio e le affida Santuzza.
Subito dopo si sente un vociare di donne e popolani. Un urlo sovrasta gli altri: “Hanno ammazzato compare Turiddu!”.
La vita avventurosa di Don Zeno Saltini, il sacerdote fondatore della comunità di Nomadelfia, viene rievocata su Rai Uno con Giulio Scarpati protagonista, per la regia di Gianluigi Calderone.
Don Zeno l'uomo di Nomadelfia
racconta in due serate per la tv l'avventura umana di un prete che per
salvare i bambini abbandonati nella miseria e nella disperazione e
farli diventare persone libere e oneste, dovette fare i conti con due
guerre, con il fascismo, con il nazismo, con la democrazia, con la
Chiesa. E con se stesso.
Zeno Saltini
era nato in un paese agricolo dell'Emilia nel 1900. La sua famiglia era
cattolica. Il nonno, in contraddizione con i tempi, aveva trasformato
il suo vasto podere in una comunità dove non si faceva differenza fra
padroni e dipendenti. Veniva da questo insegnamento la vocazione di Zeno per la vita religiosa e per la difesa dei più deboli, soprattutto dei bambini.
Dopo la terribile esperienza della Grande Guerra (aveva diciotto anni) Zeno
abbandonò la famiglia, lasciò con dolore la ragazza che amava, prese i
voti e si dedicò alla fondazione di una piccola comunità cristiana
simile a quelle di quasi duemila anni prima, dove tutti erano figli di
tutti, e tutti erano genitori di tutti. E lo fece con l'entusiasmo e
l'allegria di chi ama la vita ed è pronto a battersi per le sue idee;
non solo con il buon esempio, ma anche adoperando le mani in modo
battagliero. Se c'era da fare a pugni, Zeno non si tirava indietro.
Prima
dovette scontrarsi coi latifondisti, poi fu perseguitato dai fascisti
(subì anche un processo dal Tribunale Speciale). Durante la seconda
guerra mondiale, quando metà dell'Italia era occupata dagli Alleati
Occidentali e metà dai nazisti, traversò con grandi rischi la linea del
fuoco, fra morti e macerie, raggiunse il Sud ormai libero, e da lì –
militante della propria fede – marciò con i Liberatori verso il Nord,
cioè verso il suo piccolo paese, per riportarvi la democrazia.
Fu
una delusione. Gli amici di un tempo erano diventati rivali fra loro,
sostenendo tesi politiche contrapposte e interessi non precisamente
onesti. Il senso della solidarietà si era perduto.