Occhi puntati su di lei per tutto il tempo, il sorriso non l’ha mai abbandonata un attimo.
Ha dispensato al pubblico sorrisi e strette di mano Katia Ricciarelli: da un lato elegante e un po’ distaccata, come si confà ad una vera diva, dall’altro gioviale e “conviviale”, come ha dimostrato nella cena della corale che ha seguito il concerto. La avviciniamo per capire, dalla sua esperienza di soprano prima, e di direttore artistico poi, la soluzione giusta per riavvicinare il pubblico alla lirica.
“Per quanto mi riguarda, faccio il possibile per portare i giovani a prendere contatto col mondo della musica e del teatro, il modo giusto per creare un ‘ricambio generazionale’ anche tra i fruitori della lirica.”
Esibizioni, come quella avvenuta di recente ad Ostiglia, di lirica in piazze e strade cittadine, sono un buon sistema in questo senso?
“Senza dubbio, purché il tutto sia sempre eseguito con talento e con il giusto approccio. Non è importante il luogo d’esecuzione, ma il talento degli interpreti e la validità della proposta.”
Ha un messaggio da rivolgere a Mantova, città che l’ha vista debuttare e con cui è legata da una sorta di filo doppio?
“Vorrei dire alle istituzioni di continuare a incentivare e supportare chi si impegna per tenere alto il vessillo, non solo della lirica, ma della cultura tutta, anche coinvolgendo privati e sponsor, indispensabili per un sostegno economico ad importanti iniziative. Come questa di “Coralmente” ad esempio, che mi ha colpito per la grande passione e professionalità dei suoi organizzatori.”
Manca forse un po’ di sostegno mediatico alla cultura?
“Manca la giusta considerazione della cultura, molto spesso relegata in tv ad ore impossibili o penalizzata in modo evidente: forse ci vorrebbe un maggior rispetto per chi fa cultura in Italia, anche perché un paese senza cultura è destinato a morire.”