Teofilo Folengo nel ‘500 scriveva “ semper in ballis godit Mantua et hic strepunt pivae, clavicymbali…” identificando la terra di Virgilio anche come capitale musicale, grazie al mecenatismo dei Gonzaga, che riuscirono ad instaurare un clima propizio alle arti nonostante momenti storici torbidi. E così ha confermato il prof. Giorgio Moreno Piccinini durante l’ultimo seminario musicale di “Coralmente” ad Ostiglia, giovedì 7 luglio, dove ha illustrato “momenti di storia e di vita musicale alla corte dei Gonzaga”.Dopo il preludio del prof. Giuliano Vicenzi, il quale ha introdotto l’illustre relatore già docente di lettere presso il Liceo Belfiore di Mantova, dove si è distinto per il progetto “Phonè”, nonchè insegnante di storia della musica e della lirica nelle Università della Terza Età del Basso Mantovano, il prof. Piccinini con un mirabile excursus storico-filologico ha ripercorso quattro secoli di governo gonzaghesco dalla fine del ‘400 a quella del ‘700. Ma l’apice della fama in tutto il continente fu raggiunto nel Rinascimento grazie ad Isabella d’Este. Strumentisti di fama da Bartolomeo Bertoncino a Marchetto Cara a Giovanni Angelo Testagrossa si alternavano alla corte di Isabella, dove imperversavano balli, feste, celebrazioni liturgiche, teatrali e commedie classiche greche riesumate. Il fatto è che già dalla fine del ‘400 la musica rientrava in una strategia a tutto campo della Signoria mantovana: dava lustro al Casato, aumentando il prestigio della città rispetto alle viciniori ed era strumento di politica culturale, con annessa funzione catartica, ossia di alleggerire e innalzare l’animo dalle afflizioni della vita quotidiana. La musica si connotava per la vocazione liturgica ma anche profana e paradigmatica in tal senso fu la rappresentazione della favola dell’Orfeo e il 28 febbraio del 1607 nasceva così il madrigale italiano. Fioriva dunque l’arte musicale nella famosa città tra le acque specialmente dal primo ‘500 con i suoi musici, senza dimenticare i riti della Cappella di S.Barbara che videro la melica sempre in primo piano soprattutto con il maestro Giaches Wert, con il duca Guglielmo che volle una liturgia tutta per sé scritta dal Palestrina, con i virtuosi e le virtuose della rivoluzione rosa nel campo artistico sempre nel ‘500 -di cui Isabella d’Este fu il prototipo-, ovvero Vittoria Colonna, Madama Europa, Sabina Rasi, Claudia Cattaneo prima consorte di Verdi, Caterina Martinelli per tacer d’altre. Nel 1608 i mantovani assistettero al I° Festival Operistico in assoluto, quando Francesco Gonzaga sposò Margherita di Savoia. Era l’epoca di Francesco Rasi, della Comunità degli Ebrei, di Giangiacomo Gastaldi. E ancora il prof. Piccinini ha continuato a catalizzare l’attenzione e l’entusiasmo del pubblico con la sua ricca aneddotica e la sua minuziosa ricostruzione storica della Signoria di Mantova arrivando fino a Claudio Monteverdi, a Ludovico da Viadana, direttore della Cantoria del Duomo, e a Gerolamo Frescobaldi. Ma ci fu il “sacco” di Roma e tre anni dopo l’eco di quelle devastazioni operate dai Lanzichenecchi giungeva fino in quel di Mantova: correva l’anno 1630. Quindi il buio: scomparve la musica importante fino a quando, il 16 gennaio del 1770, Mozart inaugurò il Teatro Scientifico del Bibiena. E per avere invece una definizione universale di quest’arte, basterà guardare la pala di Raffaello del 1513, sita nel Museo nazionale di Bologna e dedicata all’estasi di S.Cecilia: “ la musica personificata dalla santa -assevera il prof. Piccini- è la possibilità di rivelarsi a se stessi e agli altri, un linguaggio superiore che ci spinge verso il locus amoenus e l’augurio è che essa sia sempre l’occasione per perdersi nell’infinito”. Marilena Buganza