I 250 anni della nascita di Mozart. Un anniversario che fa riflettere.
martedì 31 gennaio 2006
«Rimani incompreso per un certo tempo, oppure danne l’impressione, ciò ti procurerà amici» era il consiglio ironico che Stefan Zweig nel 1912 dava ai giovani artisti. Un’amara considerazione che conduce il pensiero di chiunque verso sfortunate vicende di geni incompresi e, in questi giorni, il pensiero non può che ricadere su Wolfgang Amadeus Mozart, nato il 27 gennaio di 250 anni fa. «Non eravamo ancora preparati alla sua musica» dichiarò nel 1813 Ernst Ludwig Gerber considerando la modernità, oltre che il resto, dell’ingegnosità artistica del Maestro di Salisburgo.
Senz’altro il grado di ammodernamento apportato da ogni genio alla propria arte deve essere sempre valutato in una prospettiva storica, ma ciò non toglie che, in qualsiasi epoca, ci si possa quantomeno sforzare nel tentativo di comprendere il valore dei propri contemporanei.
Non è solo una questione storica e culturale. È prima di tutto una questione etica.
Se fino ad alcuni anni fa molte idee innovative nascevano da produzioni di medio-basso potere commerciale, sempre più adoperate a trovare una soluzione alla temibile concorrenza delle grandi case discografiche, oggi, con poche major che si dividono il mercato, non esistono i laboratori per uno sviluppo significativo della musica. L’imperativo attuale (che va a discapito dell’innovazione) è la clonazione delle proposte musicali che già funzionano bene.
Oltretutto, nei decenni addietro, il mainstream (supportato dai big dell’industria) coincideva con quella fascia di esponenti più validi ed innovatori del rock; basti pensare ai risultati artistici raggiunti negli Abbey Road Studios, dove incidevano, tra gli altri, in contemporanea, Beatles e Pink Floyd.
Attualmente, invece, il mainstream supportato dalle major si configura come un imprevidente proprietario terriero che non si cura dello sfruttamento intensivo dei suoi appezzamenti.
La situazione economica attuale non aiuta l’audacia, ma le direttive non sono certo imposte dai “cuor di leone”.
Che fare? Adagiarsi come Don Abbondio o dimenarsi come Laocoonte, divorato dai voraci serpenti dopo aver paventato il pericolo e ammonito i suoi pari?
Mozart scelse la seconda possibilità. Ma la grandezza non si riconosce solo oggi, a 250 anni dalla sua nascita, la riconosceva già Gerber poco dopo la sua morte. E, con il musicista e giurista tedesco, anche molti altri.
Non che Mozart sia stato l’unico ad essere stato incompreso in vita, ma questo sommo compositore può essere preso come esempio antonomastico, tanto più in occasione del suo anniversario.
Dell’arte di Mozart si è detto tutto. Anche della sua modernità. È bello però ricordare almeno un particolare: una delle cesure più significative nella storia della musica riguarda le avanguardie, che imposero la loro estetica tra l’Ottocento e il Novecento. Non si utilizzavano più solo sette suoni, a seconda della tonalità di volta in volta usata, come si era fatto per secoli in virtù dell’omogeneità psicoacustica. Ma musicisti come Schoenberg, Webern e Berg cominciarono ad utilizzare tutti e dodici i suoni di ogni scala, per una concezione della musica costruita sulla dissonanza. Ebbene, i prodromi di quel concetto nacquero in modo embrionale oltre cent’anni prima nel Don Giovanni di Mozart: il compositore di Salisburgo inserì in poche battute il totale cromatico anticipando di un secolo quello che poi si sarebbe fatto con sistematicità. Ma non si vuole sottolineare la bravura dell’«inventore » Mozart. Non è questo che vale. Bensì il fatto di elargire ai posteri nuove possibilità espressive, vale a dire, una visione più profonda dell’arte.
E, come Mozart, innumerevoli sono stati i musicisti che hanno privilegiato la propria concezione artistica a discapito di tutto il resto. E a tal proposito si può riflettere su un altro anniversario che riguarda la storia più recente: nel 1976 i Ramones pubblicarono il loro primo LP. In effetti trent’anni fa il punk poneva le sue basi (era anche l’anno di “Radio Ethiopia” di Patty Smith). Ma anche al punk toccò la fine di Laocoonte, morto con i suoi figli.
Però, se da una parte è vero che i più grandi movimenti musicali del XX secolo nati in opposizione alla cultura dominante, quali blues, jazz, rock’n’roll, rock, punk e così via, hanno mantenuto una forte accezione di contro e/o sottocultura solo per un brevissimo periodo e sono stati subito incamerati dall’industria discografica per accedere a quel business che avevano osteggiato, dall’altra è anche vero che la nascita e lo sviluppo di nuovi generi hanno sempre offerto grandi stimoli per l’avvenire e per una nuova lotta tra cultura e controcultura, che poi si tramutava inevitabilmente in un tacito e contraddittorio accordo, ma che tuttavia permetteva di continuare i cicli storici e lo sviluppo della musica.
Oggi, purtroppo, tutto è rallentato. Manca una forte spinta innovativa al pari di quelle che hanno caratterizzato gli scorsi decenni. Si spera che si tratti soltanto di una fase di un altro ciclo storico.
Oppure chissà, ma qui si sfiora l’utopia, il 2006 offrirà improvvisamente qualcosa oggi inimmaginabile e, nel 2056, ai 300 anni della nascita di Mozart si affiancheranno i festeggiamenti di un nuovo anniversario…