Gioacchino Rossini nasce a Pesaro nel 1792, figlio di un suonatore d’orchestra e di una cantante d’opera attivi nei teatri di provincia italiani. Di talento musicale precocissimo, è allievo del Mattei al Conservatorio di Bologna, dove studia in particolare le opere di Cimarosa, Haydn e Mozart. A vent’anni già scrive "opere buffe" e "opere serie" per vari teatri italiani, mostrando sorprendente freschezza e vitalità. È l’inizio di una brillante carriera che, dopo il successo di Tancredi e de L’italiana in Algeri, diviene popolarissimo: l’irresistibile vivacità dei suoi ritmi, la bellezza delle melodie, l’irrefrenabile vena e il vigore teatrale si affermano a poco a poco in tutti i teatri italiani.
Dal 1816 al 1822 Barbaja, potente e accorto impresario del Teatro San Carlo di Napoli, lo scrittura per infondere nuovo vigore al mondo operistico napoletano in declino. Disponendo di un teatro tutto suo, di una buona orchestra e di grandi cantanti, Rossini matura come drammaturgo e amplia i propri mezzi musicali, che culminano con l’opera Semiramide, l’ultima del suo periodo italiano. A Napoli Rossini pone le basi della sua fortuna finanziaria e sposa la contralto spagnola Colbran che, con il suo grande talento vocale, contribuisce al successo delle sue opere.
Gioacchino Rossini nasce a Pesaro nel 1792, figlio di un suonatore d’orchestra e di una cantante d’opera attivi nei teatri di provincia italiani. Di talento musicale precocissimo, è allievo del Mattei al Conservatorio di Bologna, dove studia in particolare le opere di Cimarosa, Haydn e Mozart. A vent’anni già scrive "opere buffe" e "opere serie" per vari teatri italiani, mostrando sorprendente freschezza e vitalità. È l’inizio di una brillante carriera che, dopo il successo di Tancredi e de L’italiana in Algeri, diviene popolarissimo: l’irresistibile vivacità dei suoi ritmi, la bellezza delle melodie, l’irrefrenabile vena e il vigore teatrale si affermano a poco a poco in tutti i teatri italiani.
Dal 1816 al 1822 Barbaja, potente e accorto impresario del Teatro San Carlo di Napoli, lo scrittura per infondere nuovo vigore al mondo operistico napoletano in declino. Disponendo di un teatro tutto suo, di una buona orchestra e di grandi cantanti, Rossini matura come drammaturgo e amplia i propri mezzi musicali, che culminano con l’opera Semiramide, l’ultima del suo periodo italiano. A Napoli Rossini pone le basi della sua fortuna finanziaria e sposa la contralto spagnola Colbran che, con il suo grande talento vocale, contribuisce al successo delle sue opere.
Dopo un soggiorno a Vienna e Londra, dove vengono allestiti due festival delle sue opere, nel 1924 Rossini si reca a Parigi come direttore del Théâtre Italien. Qui fa rappresentare le sue opere migliori, revisionandole per adattarle ai gusti della società parigina, poi con Guglielmo Tell affronta un nuovo soggetto romantico: con questa opera riesce a fondere gli elementi dello stile italiano e francese aprendo la strada al "grand-opera", tipo di spettacolo dal soggetto storico, ricco di effetti scenici, balletti, masse corali.
Ormai al culmine della celebrità internazionale, Rossini chiude tuttavia la sua attività operistica, forse per motivi di salute, o per stanchezza creativa dopo anni di intensa attività compositiva, ma anche per la raggiunta sicurezza finanziaria. Resta ancora a Parigi, curando i propri affari, seguendo gli allestimenti dei compositori contemporanei, concedendosi numerosi viaggi.
Nel 1836 fa ritorno a Bologna in un stato di grande abbattimento fisico e psichico poi si sposta a Firenze. Rientrato a Parigi nel 1855, riprende a comporre brevi pezzi da camera. Muore a Passy nel 1868; venti anni dopo la sua salma viene traslata nella chiesa di Santa Croce a Firenze, accanto a quella degli altri grandi Italiani.
Nell’età disillusa e nostalgica della Restaurazione, l’irresistibile carica vitale della musica di Rossini scuote il torpore del tempo. Egli prende le mosse dalla tradizione dell’opera settecentesca (seria e buffa) e la conduce a esiti radicalmente nuovi, stravolgendone la materia musicale. Rende brillante e imprevedibile l’orchestra, ravviva i colori strumentali e accentua le dinamiche con l’uso del crescendo e del concertato finale. Regola il bel canto, sino ad allora lasciato al gusto degli interpreti, e impone alle voci un inedito virtuosismo. L’espressione musicale acquista così un effetto fortemente teatrale, dall’impatto quasi fisico, che è storicamente unico e innovativo.
Determinante è anche l’apporto di Rossini alla drammaturgia: l’azione teatrale ha taglio vivo e realistico e soprattutto individua, nel corso della sua evoluzione, una nuova dimensione romantica. Nei riguardi della sua opera Rossini mantiene tuttavia sempre un distacco emotivo, che è la misura del suo spirito classico e della sua concezione della musica come arte espressiva assoluta. Per questa ambivalenza dei suoi aspetti stilistici, l’opera di Rossini, mentre conclude un’epoca, sta alla base di tutto il teatro musicale dell’Ottocento.